Spostare l’Ospedale San Carlo in zona San Cristoforo…?

di Rosario Pantaleo*

Nel 2017 ho scritto una lettera al Presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni (che non ha risposto), ho presentato un’interrogazione ed ho scritto al Sindaco ed all’assessore competente (che mi hanno risposto). Sono ritornato sul tema per ribadire l’importanza di mantenere attivo un presidio sanitario di primo livello nell’area dell’ovest milanese che da 50 anni vede la presenza dell’Ospedale San Carlo.

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Orizzonti selvaggi

di Alessandro Ferrari

Non a caso il Global Migration Compact fu proposto da governi Italiani di Centro Sinistra per evitare l’isolamento del nostro Paese sul problema dell’immigrazione e non a caso ora il governo giallo verde lo vuole respingere perché a Salvini & Company non interessano azioni che affrontino l’immigrazione perché loro vogliono fare demagogia su questo tema, sfruttando le paure e i problemi a fini elettorali.
Vi propongo uno stralcio del libro di Carlo Calenda Orizzonti selvaggi: capire la paura e ritrovare il coraggio che sto leggendo e ritengo molto interessante.
Qui di seguito vengono sinteticamente messe in evidenza le ragioni che stanno provocando, e provocheranno per un lungo periodo il problema della migrazione che non può essere risolto con i muri, l’isolamento, ma neppure con l’etica o la semplice accoglienza senza controllo.

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Il decreto sicurezza? Ma io ho giurato sulla Costituzione!

di Amelia Alesina

E passato il decreto “sicurezza”, che io chiamerei decreto “indecenza”. La mente illuminata di Salvini ha stabilito:

  1. che i migranti “irregolari” sono esseri umani (?) di serie B, o forse Z, una sottospecie, e come tale non degna di alcun diritto (minori compresi);
  2. di conseguenza, che tali esseri subumani non dovranno più ricevere assistenza caritativa, compresa l’assistenza medica.

Confido nel fatto, già successo in passato, che i medici degni di questo nome, avendo fatto il giuramento di Ippocrate, continueranno a curare tutti quelli che sono bisognosi di cure, senza chiedergli a quale specie o sottospecie di immigrati appartengano.

Io sono un’insegnante di italiano in pensione: come tale mi ha colpito in particolare il fatto che gli immigrati irregolari perderanno anche il diritto a frequentare corsi di italiano, anzi, quelli che già li frequentano, verranno espulsi (notizie ricavate da un articolo di prima pagina di Repubblica del 28/11); non ho potuto fare a meno di pensare agli allievi e agli insegnanti ebrei espulsi dalle scuole statali dalle leggi razziali del 1938. Mi sono anche ricordata che quando sono entrata nel ruolo degli insegnanti statali ho fatto anch’io il mio giuramento solenne: ho giurato sulla Costituzione della Repubblica Italiana, della quale quindi non posso tradire i valori.

Per questa ragione continuerò, come ho già fatto varie volte da quando sono in pensione, a insegnare italiano, gratuitamente, a chi ne avesse bisogno, senza distinzione di appartenenza etnica e di grado di “regolarità”. Alla faccia di Salvini (che sia il caso di ricordargli che un certo Einstein ha detto, tempo fa, che la specie umana è una sola? E che, chi vi appartiene è, per nascita, “regolare” ?).

La Costituzione come bussola

di Antonia Longo*

In questo anno, 2018, si è celebrato il 70esimo anniversario della nascita della Carta Costituzionale. Una delle più belle del mondo, si è detto. Essa, infatti, ha rigettato tutto ciò che è appartenuto all’ideologia totalitaria del Fascismo e ha dato basi nuove alla nascente Italia Repubblicana. Basi solide poggiate sui valori liberali e democratici della migliore tradizione culturale dell’Occidente.

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Resistere, resistere, resistere

di Lorenzo Zacchetti*

Forse qualcuno ricorderà che all’inizio del mandato cominciato nel 2016 avevo proposto di sfruttare l’ampliamento dei cimiteri cittadini per istituire anche nei Municipi degli spazi idonei per il funerale laico, nel rispetto di chi professa religioni diverse da quella cattolica e di chi non crede.

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Occorre una nuova presa di coscienza. La violenza non è un destino.

di Simona Sforza*

Ci sono le parole dell’articolo di Lea Melandri, pubblicato il 7 novembre sul Manifesto, che pongono tanti interrogativi, danno un quadro della violenza sulle donne, ci accompagnano nella riflessione necessaria sulla sequenza infinita di episodi che in vario modo sono sintomi di una volontà di sottrarre alle donne la libertà di autodeterminare la propria vita, per viverla finalmente e possibilmente lontano da soggetti abusanti. Ed è innegabile che su queste storie stia calando la percezione dell’ineluttabilità, di un pericoloso ripiegamento in una dimensione privata.
Ma se la violenza è un problema culturale, strutturale e rappresenta plasticamente l’asimmetria di genere tuttora presente della nostra società, l’esercizio di potere e controllo dell’uomo sulla donna, la difficoltà di costruzione di nuove relazioni e di un nuovo maschile, perché la narrazione sui media e tra le persone parla ancora sempre di follia, di raptus, di corresponsabilità delle donne, addirittura di banali conseguenze di conflitti tra coniugi? Dietro la scelta di usare violenza, uccidere, segregare, picchiare, stuprare una donna c’è un uomo, che deliberatamente commette questi atti.

Ritorna pericolosissimo l’inabissamento nella dimensione personale, privata della violenza, dopo che sembrava che avessimo finalmente portato nel dibattito e nell’agorà pubblica ciò che accadeva da secoli tra le mura di casa e ne avessimo portato alla luce i meccanismi. La frase “il boia ha le chiavi di casa” usata in manifestazione nel 2007, come giustamente ricorda Lea Melandri, parlava di un orrore che si nascondeva nella presunta normalità, nel luogo che si credeva il più sicuro di tutti. Si registrava la trasversalità della violenza, che si svelava essere diffusa indipendentemente dal ceto, la nazionalità, le disponibilità economiche, i livelli di istruzione, le professioni.
Il machismo, il patriarcato era nel dna, praticato e sostenuto in ogni dove. Nonostante questo disvelamento, nonostante la sensazione di una inarrestabile avanzata di un cambiamento culturale a portata di mano, nelle abitudini, nell’autonomia delle donne mentale ed economica, una sempre più significativa presenza delle donne in ogni ambito, il rischio di tornare pesantemente indietro è assai concreto. E forse è un tentativo di reazione di un maschile che non ha mai del tutto partecipato al cambiamento culturale, non ha mai compreso l’opportunità di un cambio di mentalità. Nell’assuefazione, nel considerare normali certi abusi, nell’indifferenza e nella giustificazione quotidiane, si consumano inaccettabili violenze. Donne che secondo i compagni devono bruciare come streghe, come oggetti, fantocci di nessun valore, l’atroce epilogo per aver scelto di separarsi, di allontanarsi dai loro aguzzini.
Filomena Lamberti si è salvata fortunatamente, ma non è stato così per Sara Di Pietrantonio nel 2016 e Violeta Senchiu che tre giorni fa è morta dopo ore di atroce agonia, l’ultima a subire questa crudeltà inaudita. E quando si dice che siano fulmini a ciel sereno, è voler assecondare l’immaginario che ci sia un destino immutabile per le donne, quello di vivere sempre sotto la scure di un uomo padrone della loro vita.
Impossibile rimuovere il dolore di vite stroncate per un no, lasciate sole in balia di uomini violenti, come nel caso di Jessica Faoro, che è sempre nei nostri pensieri. E ci sconcerta come di fronte a queste vite spezzate ci sia un’attenzione a corrente alternata, per lo più dettata da opportunismi, strumentalizzazioni e calcoli di varia natura. Ciascuno nel proprio ambito dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. Ciascuno dovrebbe cercare di capire perché non si è intervenuti, cosa non ha funzionato, cosa si può fare per il futuro. Perché c’è sempre un prima, ci sono sempre segnali, campanelli di allarme e le donne non vanno lasciate da sole. Ne parlavo anche qui. E non possiamo affidarci al caso, sperando che le donne si salvino, riescano a scappare prima che sia troppo tardi.

Il senso di impotenza rischia di prendere il sopravvento, ma non dobbiamo consentirlo. Dobbiamo avere più cura e non lasciar passare nessun messaggio, nessun comportamento, nessun elemento che giustifichi, che sia un lasciapassare per un’idea di maschio che se non possiede, non controlla, non ribadisce costantemente alla donna che è un gradino sotto e che deve stare al suo posto, non è abbastanza uomo.
E se alla fine se ne parla con rilievo ampio sui media solo se il violento è straniero, allora evidentemente c’è da tornare indietro e recuperare, tornare a evidenziare tutto ciò che ci auguravamo fosse stato ormai compreso. Le basi su cui si fonda la violenza contro le donne vanno conosciute, sono fortemente connesse alla nostra cultura e alla nostra società, che va rifondata, su un patto di rispetto tra i generi, verso una parità di fatto e non solo teorica. Riguarda tutti e tutte noi.

*Coordinatrice Democratiche Municipio 7

Val di Fiemme

Novembre 2018
di Emma Grillo

Stamattina in fondo alla valle
c’è un grande disordine
oggi il cielo si è fatto giallo
il vento ha spazzato le cime
ed è corso tra i boschi con i suoi artigli
luridi e spettrali
e ora si deve ripulire tutto
perché quel bosco antico solo
non ce la fa
e ora c’è chi spinge i grandi tronchi
giù per i costoni scoscesi
ma, non è estate
e c’è fango
e ci sono le botte nello stomaco
sprofondano i piedi
e gli occhi sono bianchi di fatica
le parole girano nella melma e nelle ceneri
e ci sono le schegge di vetro
e gli stracci bagnati tra le ciglia
e c’è chi ora si deve trascinare dietro la vita
ma non ce la fa
non sa neanche più quale sia la parte giusta della strada
c’è chi comincia a montare gli argini e le doppie porte
ma, servirà ?
o sarà troppo tardi ?
ci vorranno anni
c’è chi si ricorda e chi ripensa il futuro
ma ci ascolterà Dio?
e quale Dio?
e c’è chi presto dissotterrerà le parole istruite
che finiranno in poltiglia
con i nostri argomenti
dotti e corrosi
la pioggia e il vento hanno trasformato la valle
in un mucchio di rifiuti e
chi pensava di sapere
ora tace
chi non sapeva e s’aggiustava denaro
chi non voleva o non poteva vedere
ora cerca le risposte
ma, forse
non servirà, più a nulla
chi individuava cause ed effetti
con il naso alto
a breve, a medio e a lungo termine
ora tace
e c’è chi se ne sta disteso
e si prende la vita tra i denti
e si mette a fissare il cielo.
Stanotte c’è la luna nella valle.
non fa ombre, ma rischiara.